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L’ipertensione arteriosa rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la morbilità e mortalità cardiovascolare, ed insieme alla cardiopatia ischemica costituisce la maggiore causa di scompenso cardiaco. La presenza concomitante di altri fattori di rischio come l’ipercolesterolemia o il diabete mellito aumenta sostanzialmente il rischio di sviluppare lesioni ateromasiche a livello di qualsivoglia ambito vascolare, e questa consapevolezza ha fatto sì che si sia raggiunto un accordo sulla necessità di un approccio globale nel trattamento del paziente iperteso.
La malattia ipertensiva, infatti, determina alterazioni strutturali a livello dei diversi organi ed apparati: in particolare il distretto coronarico, cerebrale e renale, inducendo la comparsa di ipertrofia ventricolare sinistra, insufficienza renale, ed encefalopatia che di per sé rappresentano fattori di rischio indipendenti di morbilità e mortalità oltre ad essere induttori di scompenso cardiaco.
A tale proposito negli ultimi anni un ruolo sempre maggiore ha assunto, quale modulatore del rischio, il sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS). L’impiego infatti di farmaci che inibiscono il RAAS si è dimostrato efficace nel ridurre significativamente gli eventi a carico dei diversi distretti vascolari: coronarico, cerebrale, renale.
Per di più l’inibizione del RAAS, sia che venga effettuata impiegando ACE inibitori, sia utilizzando Antagonisti recettoriali dell’angiotensina, si è dimostrata in grado di determinare una favorevole azione sui diversi aspetti del danno d'organo che caratterizza i pazienti ipertesi: riducendo l'ipertrofia ventricolare sinistra, riducendo la formazione di danni lacunari nel tessuto encefalico, rallentando la progressione verso l’insufficienza renale terminale.
Di recente, inoltre, l'utilizzo degli inibitori del RAAS in pazienti caratterizzati da elevato profilo di rischio cardiovascolare, ha consentito di gettare ulteriore luce sul ruolo centrale del sistema RAAS nella genesi degli eventi vascolari maggiori. In questi pazienti tali farmaci hanno consentito in maniera svincolata dalla riduzione dei valori di pressione arteriosa, di far diminuire significativamente l’incidenza di tali eventi.
Uno dei meccanismi ancillari mediante i quali l’inibizione del RAAS sembra capace di modificare favorevolmente il profilo di rischio nei soggetti trattati è rappresentato dalla riduzione dell'insulino resistenza. Tale condizione sia nel contesto della sindrome metabolica che in maniera isolata, si è dimostrata appannaggio di una larga parte dei soggetti ipertesi e caratteristica intrinseca del diabete di secondo tipo. Una miscela che è stato dimostrato essere sinergica nella evoluzione della malattia aterosclerotica.
L'utilizzo dei farmaci in grado di interferire con il RAAS ha dimostrato inoltre grandi potenzialità nel trattamento dei pazienti affetti da scompenso cardiaco.
Le conoscenze relative al RAAS ed all’impiego dei farmaci in grado di interferire con esso procedono a ritmi assai elevati e pongono costantemente il medico di fronte alla necessità di un costante e specifico aggiornamento. Una esigenza che è vissuta concretamente tanto dallo specialista quanto dal medico di medicina generale, che quotidianamente si debbono confrontare con gli aspetti relativi alla protezione vascolare, all’inibizione della progressione del danno d’organo, all’esigenza di giustificare scelte precise in un panorama di offerte terapeutiche molteplici.
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