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La musica fa parte della storia antica e moderna dell’umanità: ritmi tribali preistorici, marce, e il violino che solo era in grado di ammansire il mostro creato da Frankenstein junior, valzer, jazz, S.Remo e Wagner, canti gregoriani e rep…. Perché
Sotto il profilo strettamente medico, la macchina umana è accompagnata da ritmi: sonno-veglia, il battito cardiaco, il respiro, e tanti altri fenomeni neurovegetativi che rimangono inconsci: sarebbe troppo lungo ora estendere queste breve relazione al rapporto tra ritmo-melodia, toni e suoni, ma è oramai assodato dalla scienza medica il potere energizzante della musica e la sua capacità di regolazione creando il benessere psico-fisico; come Tramite l’armonia: cioè interagendo direttamente sull’inconscio. Intendo dire che la musica, anche se noi “occidentali” sappiamo che è il cervello a mediare le percezioni musicali, agisce con un linguaggio inconscio ed universale, e arriva direttamente all’animo: il corpo umano è come una cassa di risonanza che risponde e assorbe le vibrazioni sonore; un amico musicista mi raccontò: “La mia solitudine, la mia sofferenza e la necessità che vi è connessa, mi danno il senso del fallimento e la voglia di emozioni, da cui la ricerca della composizione musicale e la musicoterapia”; egli mi spiegava come le sue composizioni gli consentono di ritrovare se stesso, e così avviene anche quando ci mettiamo nella disponibilità di ascoltare un brano musicale. E’ la chiave d’accesso a stati mentali superiori alla coscienza ordinaria, può avere potere calmante (nenie, ninna-nanna), eccitante (marce) o ristrutturante (“il bel Danubio blu”), parla il linguaggio primordiale, opera direttamente sul livello emotivo,ed oramai ne è stato colto il significato terapeutico sia negli ospedali psichiatrici quanto nel co-trattamento per rallentare la demenza; il segreto sta nel fatto che opera tendendo a trasformarsi in movimento (danza) e anche se non vi è il passaggio all’attività motoria, il ritmo musicale porta alla corrispondente immaginazione -anche se solo inconscia- del ritmo motorio, consentendo così la regolarizzazione dei ritmi del corpo (compreso quello cardiaco e il respiro, cosa che è facilmente dimostrabile): alcune patologie cerebrali come l’afasia non impediscono di comporre musica (così successe a Sceselin e a Ravel), e anche il balbuziente riesce a cantare senza balbettio (questo di insegnare a parlare al balbuziente, ritmando, è una applicazione specifica della terapia musicale).
Insomma fra le arti, la musica è quella che più facilmente si appoggia, -non contro ma al di là della razionalità,- al pensiero astratto-immaginativo- emotivo perciò all’intelligenza creativa, rivolgendosi direttamente alle radici dell’espressività: ecco l’homo ludens, sia esso compositore o ascoltatore. Intendo dire che la musica, col ritmo di tensione e distensione come il battito cardiaco e il respiro, produce con l’alternarsi dei suoni armonici quella risonanza intima che pur utilizzando il cervello (si pensa che -oltre che interessare senza resistenze ambedue gli emisferi cerebrali- attivi anche le parti più antiche del cervello, quello limbico che è connesso alle emozioni primordiali e alle pulsioni più inconscie) stimola l’affettività, i ricordi antichi e l’immaginazione creativa.
Infine è utile ricordare che anche gli animali hanno percezioni sonore, volte ad un diretto interesse per localizzare il partner o per fuggire se aggrediti, e che riconoscono suoni non solo disordinati ma armonici. I ricercatori universitari hanno dimostrato il ruolo della musica sia negli animali, ma anche nell’uomo per regolarizzare ad esempio il ritmo cardiaco, per facilitare il sonno, per limitare l’evoluzione dei deficit mnemonici.
La musica è un nutrimento spirituale in quanto consente l’accesso a stati mentali preziosi, favorisce l’estasi, ed ecco allora il canto dei mantra in uso in oriente, la marcia nuziale, il “Bolero” di Ravel: ma attenzione come ogni farmaco può essere mal usato, così anche alcune musiche possono trasformarsi in droghe, o facilitare l’aggressività e l’irritabilità; come sempre, bisogna averne un uso corretto.
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